L’emergenza del Covid-19, che ha così duramente colpito tutto il pianeta e che è lungi dall’essersi risolta, ci ha imposto sacrifici, ha inflitto a molti di noi dolore e sofferenza e ha inferto un duro colpo all’economia mondiale.

Dopo le prime, timide riaperture seguenti al periodo di lockdown, le attività economiche sono riprese e stiamo tutti tentando di recuperare una vita normale, anche se “nuova”, visto che prevedibilmente saremo ancora per molti mesi alle prese con il virus.

Le fabbriche hanno riaperto i battenti, gli uffici, anche se a ranghi ridotti (molti di noi lavorano ancora in smart working, per scelta o per necessità), hanno ripreso a popolarsi. Nelle strade delle nostre città è riapparso il traffico, seppur molto inferiore a quello del periodo pre-Covid (e questo, tutto sommato, non è un male).

Durante l’estate, abbiamo ritrovato il piacere di stare insieme (a prudente distanza, ovviamente, a parte qualche colpevolezza leggerezza) e di conquistare nuovamente lo spazio esterno, a riva di mari e laghi o sui sentieri della montagna.

Oggi, però, comincia una nuova sfida: i nostri figli o, per chi ha una certa età, i nostri nipoti, torneranno sui banchi (forse non tutti “singoli”). Nella maggioranza delle regioni italiane, infatti, il 14 settembre è la data della ripartenza della scuola.

La sfida è di quelle che fanno tremare i polsi. Al suono della campanella, cinque milioni e mezzo di studenti torneranno in classe, insieme ai loro docenti, nella speranza che le misure prese garantiscano la continuità della didattica e limitino al massimo i rischi di contagio.

La riuscita dell’impresa è incerta e nelle scorse settimane non sono mancate le polemiche e le difficoltà della macchina organizzativa.

Riusciremo a vincerla questa sfida?

È impossibile negare le insidie di questa ripartenza, la possibilità che ciò che si apre oggi possa essere chiuso domani se la curva dei contagi ricominciasse a salire troppo.

Molto dipenderà dal valore della squadra di esperti che hanno diretto l’operazione-riapertura e dal modo in cui tutto sarà stato coscienziosamente organizzato.

Un’ottima squadra e la migliore organizzazione, però, non riusciranno comunque ad azzerare rischi e disagi che inevitabilmente si verificheranno nelle prossime settimane.

Riusciremo a superare questa prova se saremo tutti profondamente convinti della necessità che i nostri giovani ritrovino una socialità che troppo a lungo gli è stata negata. Affronteremo gli inevitabili intoppi se ciascuno di noi saprà assumersi le proprie responsabilità, come genitori, insegnanti, alunni, cittadini.

Soprattutto, la sfida sarà vinta se saremo capaci di trarre la forza da un evento negativo per trasformarlo in risorsa, certi che la vita va comunque vissuta pienamente – anche tra le insidie della pandemia – e accorgendoci della positività di fondo della realtà.

È questo atteggiamento che ha spinto Andrea Devicenzi, atleta paralimpico, ad affrontare i 930 chilometri della Via Postumia su una gamba sola (leggi QUI l’articolo sull’impresa).

È in nome di questa convinzione che Andrea trova la forza di macinare chilometri ed è per questo che noi di W.Training siamo con lui in questa impresa che simboleggia il viaggio di tutto il nostro Paese che riparte dopo l’emergenza del Coronavirus.

La scorsa settimana, dopo aver percorso ben 342 chilometri, Andrea Devicenzi si è riposato e adesso è pronto a riprendere il suo cammino alla volta di Genova, dove arriverà il prossimo 17 ottobre.

Qui sotto potete vedere alcune immagini delle 17 tappe già percorse da Andrea, da Grado a Vicenza.

 

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