A seguito della pandemia, all’interno del nuovo panorama lavorativo si stanno verificando diversi cambiamenti. Con solo il 10% delle diverse fasce d’età contrarie al ritorno in ufficio e il 65% ben disposto a combinare il lavoro in ufficio con il lavoro da casa, sembra che non assisteremo a dimissioni di massa in segno di protesta al pendolarismo lavorativo.

In questo nuovo contesto, emerge chiaramente che ci si sta muovendo, in modo permanente, verso sistemi ibridi di lavoro. Tutto questo non sembra però essere dettato dalla Generazione Z, che un tempo era stata annunciata come la generazione destinata a sconvolgere tutto quello che ci era familiare, ma riguarda piuttosto la cosiddetta Sandwich Generation. Persone che devono occuparsi dei figli più grandi, prendersi cura dei genitori anziani, o coloro che sono prossimi alla pensione: è questa la categoria che ha maggiormente apprezzato i vantaggi del lavoro flessibile e non sono, quindi, disposti a rinunciarvi

L’unico vero punto di incontro generazionale riguarda l’orario di lavoro. Gli orari flessibili e le settimane ridotte sono estremamente popolari tra i gruppi di età superiore ai 40 anni. Lavorare dalle 9.00 alle 17.00 non è più considerata la giusta modalità per guadagnarsi da vivere. La Generazione X e i Baby Boomer stanno prendendo il controllo e guidando la “grande rivoluzione del 2021” per ribilanciare il rapporto tra vita privata e lavoro.

Si tratta di una generazione che rimpiange di aver dato priorità al lavoro prima che alla famiglia. Negli ultimi tre decenni, nei luoghi di lavoro è prevalsa la convinzione secondo cui il lavoratore che entra per primo in ufficio e ne esce per ultimo sia il più meritevole di successo; che più lunghe le giornate lavorative e più brevi le ferie, maggiore è la dimostrazione di lealtà del dipendente. L’imperativo del presenzialismo è stato la causa di un generalizzato clima di stress lavorativo, cui bisogna porre fine. Il crescente numero di lavoratori autonomi dimostra che in molti stanno scegliendo di opporsi ai datori di lavoro per mettersi in proprio, qualora non ottengano il livello di flessibilità desiderato.

I datori di lavoro devono trovare il giusto equilibrio

L’unico modo per stabile il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata è attraverso continui sondaggi d’opinione tra i dipendenti. I datori di lavoro devono avere una consapevolezza reale del clima lavorativo che i loro dipendenti vivono. Grazie alla immediata disponibilità di dati organizzativi resa possibile dai moderni sistemi HR, è sorprendentemente facile analizzare l’umore e la soddisfazione del personale in un determinato momento. Per le realtà che intendono crescere nel futuro, questi sistemi faranno la differenza tra le aziende destinate ad una grande crescita e quelle che si limiteranno alla sopravvivenza.

È soprattutto la fascia d’età superiore ai 50 anni quella che sembra condizionare maggiormente le aziende. Attualmente essa rappresenta la forza lavoro con le competenze, l’esperienza e la proprietà intellettuale necessarie alle organizzazioni per rinnovarsi e crescere; mentre le nuove generazioni iniziano ad affiancare il loro contributo, apportando il know-how digitale necessario a far avanzare le imprese nel futuro.

Le persone che hanno appena iniziato a lavorare o che sono semplicemente nelle prime fasi della loro carriera, e che magari vivono ancora con i genitori o in sovraffollati appartamenti in condivisione, hanno avuto un ingresso nel mondo del lavoro pieno di difficoltà. Questi giovani sono stati integrati in azienda a distanza e solo pochi hanno avuto la possibilità di incontrare fisicamente i propri colleghi. I nuovi assunti hanno sofferto questa condizione, consapevoli che il contatto diretto con i colleghi più esperti rappresenta l’unico vero modo per acquisire velocemente nuove e importanti competenze lavorative. Allo stesso tempo, i datori di lavoro hanno bisogno che le nuove risorse tornino rapidamente in ufficio, così che i loro futuri leader possano sviluppare un sentimento di lealtà nei confronti dell’azienda.

Inoltre, viene meno l’aspetto sociale del lavoro, che ha permesso la nascita di longeve amicizie o fruttuose relazioni professionali.

L’equilibrio di potere continuerà a spostarsi

Al momento sembra che i dipendenti abbiano il potere per condizionare le scelte aziendali, ma l’unica certezza per il futuro è una inarrestabile rivoluzione digitale nel mondo del lavoro. L’”esperimento” del lavoro da casa del 2020 ha fatto si che emergessero i pro e i contro del lavoro da remoto sia per i dipendenti che per i datori di lavoro. Ma si tratta, in entrambi i casi, di aspetti e problemi di un mondo del lavoro ormai al tramonto, che troveranno risoluzione compiuta nella nuova realtà lavorativa del futuro.

Anche se quest’anno i dipendenti potrebbero essere chiamati a tornare in ufficio, prevedo che si imporrà una nuova tendenza nei prossimi tre-cinque anni. Con il rinnovo dei contratti di locazione e con la crescente integrazione di soluzioni automatizzate e cloud nel mondo del lavoro, la presenza dei dipendenti nelle sedi centrali sarà meno necessaria. La richiesta del lavoro in presenza impone infatti standard retributivi commisurati ai costi che i dipendenti devono sostenere per vivere nelle grandi città. Oggi però i talenti di tutto il mondo possono essere integrati facilmente in qualsiasi realtà grazie al lavoro da remoto e molte aziende sceglieranno di beneficiare di questa nuova disponibilità. Il rischio è che molti posti di lavoro vengano assegnati solo sulla base del salario medio o dei costi immobiliari vigenti in una determinata località.

Un’altra possibilità è che i datori di lavoro dismettano le sedi in modo che non incidano più sui loro profitti. Questo è probabilmente ciò che le aziende, che ricercano acquirenti o che vogliono essere acquisite, cercheranno di fare quando le strategie di business verranno riviste dopo la pandemia.

Chi si rifiuterà di tornare in ufficio a fronte di una richiesta in tal senso da parte della propria azienda, potrebbe trovarsi in difficoltà. Lavorare solo alcuni giorni in un ufficio rappresenta forse un’opzione migliore rispetto all’imposizione di un trasferimento? Le opzioni e le preferenze sono tante, ma questo non è il momento di discutere come o quando occorrerà far ritorno in ufficio: adesso occorre trovare un accordo tra dipendenti e datori di lavoro. Solo attraverso una collaborazione tra le parti sarà infatti possibile raggiungere una soluzione ideale per tutti e stabilizzare così il nuovo paradigma lavorativo post pandemia.

 

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