La ricerca, che ha visto come protagoniste le PMI italiane con un numero di dipendenti compreso fra 10 e 249 e un fatturato inferiore a 50 milioni di euro, ha avuto l’obiettivo di individuare il progresso digitale delle aziende di tutta Italia che operano in diversi settori di attività. La survey, risultato della collaborazione tra Capterra e l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, è stata rivolta ai titolari e responsabili IT delle PMI.

Il passaggio al digitale rappresenta un processo piuttosto impegnativo, e non solo dal punto di vista economico. Bisogna tener conto di organizzazione, introduzione delle tecnologie, formazione ai dipendenti per utilizzare i nuovi strumenti, resistenza al cambiamento. Apportare modifiche a processi standardizzati e a cui i collaboratori si sono abituati nel corso di tanti anni può presentare diversi ostacoli. La digitalizzazione aziendale costituisce un vero e proprio sviluppo di comunicazioni, funzioni e modelli di business aziendali.

Il 54% delle PMI intervistate ha chiara la necessità di investire sempre di più nel digitale per passare dall’esecuzione dei processi in maniera manuale o con strumenti obsoleti verso piattaforme user friendly e innovatrici, che facciano risparmiare tempo e mantenere il business competitivo.

Per il restante 46% invece il digitale rimane marginale rispetto all’attività economica e i costi della digitalizzazione rimangono un freno importante.

All’interno del mondo digitale le PMI sembrano aver individuato quelle che saranno le loro priorità per i prossimi mesi. Dopo essere state costrette a chiudere per molto tempo, con incertezza su quando sarebbe effettivamente terminato il confinamento, le piccole e medie aziende hanno capito che la presenza online è imprescindibile. Il 33% infatti dedicherà i propri investimenti all’e-commerce per aumentare le vendite online. A questo proposito, il 18% stanzierà dei fondi per digitalizzare i rapporti con i fornitori e i partner e il 17% si impegnerà a rendere digitali anche la comunicazione con i clienti, utilizzando appositi strumenti che hanno acquisito particolare popolarità proprio durante la pandemia, come i software CRM.

La componente umana, come dicevamo prima, è un fattore determinante nel processo di digitalizzazione di un’azienda, qualsiasi siano le sue dimensioni. Non basta introdurre delle nuove piattaforme per velocizzare i processi di business. I software devono poter essere utilizzati dai dipendenti per svolgere il loro lavoro al meglio e per questo è stata indagata la predisposizione dei collaboratori al cambiamento in questo contesto:

A questo discorso si collega anche l’importanza della formazione offerta dalle aziende per favorire la transizione alla cultura digitale. Nel 51% delle aziende intervistate le attività di formazione sono state dedicate esclusivamente ad alcune figure professionali. Solo il 20% invece le ha estese a tutti i dipendenti dell’azienda. Il 10% non ha previsto alcuna attività di formazione e 41% si è limitato a svolgere degli eventi sporadici.

Alla luce di questi dati sembra che qualcosa si stia muovendo in Italia, ma sarà abbastanza?

Grazie ai dati raccolti da Capterra, l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano ha stabilito un indice di maturità digitale delle PMI:

Come possiamo vedere dal risultato dello studio, solo il 9% delle PMI presenta un buon livello di competenze digitali e si approccia in maniera proattiva alla digitalizzazione. C’è ancora molta strada da fare, ma anche se a piccoli passi l’84% delle PMI sta cominciando o ha già iniziato a rivedere i propri processi. La speranza rimane dunque che la cultura digitale continui a diffondersi e prosperare anche nelle piccole e medie imprese del nostro paese perché possano rimanere competitive e migliorare le loro performance economiche. In questo senso si potrebbero rivelare particolarmente utili gli aiuti previsti dal piano Next Generation EU dell’Unione Europea che ha proprio l’obiettivo di sostenere la digitalizzazione delle aziende italiane, pubbliche e private.

Photo by Christopher Gower on Unsplash

Redazione
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