La pandemia ha dato una spinta alla trasformazione digitale in tutti i settori, privato e pubblico. Questo ha reso i profili IT ricercatissimi sul mercato, la domanda è decisamente più alta dell’offerta disponibile e questo crea una dinamica “anomala” nel mondo del lavoro: il professionista IT può selezionare l’azienda in cui lavorare, rovesciando in parte il paradigma a cui siamo abituati, dove per una posizione disponibile – in genere – abbiamo tantissime candidature. In un mercato così sbilanciato, la parte economica è la prima (e la più semplice) su cui intervenire ed è per questo motivo, a mio parere, che non emerge come driver principale per il cambio di lavoro in ricerche recenti, come quella di Codemotion. I professionisti IT oggi ricevono offerte economiche che soddisfano le loro aspettative, e questo aspetto fondamentalmente è dato per scontato.

Ecco allora che entrano in campo altri fattori, primo fra tutti la possibilità di lavorare a progetti interessanti, su tecnologie innovative oppure in settori innovativi. La possibilità di crescere professionalmente, di imparare cose nuove, di essere ingaggiati in progetti sfidanti, le opportunità di mobilità interna (interna all’azienda ma internazionale in termini di Geo) sono la prima motivazione dichiarata dai professionisti che stanno attivamente cercando una nuova opportunità lavorativa. In Red Hat non abbiamo percorsi di carriera predefiniti, ogni singolo associate guida il suo sviluppo professionale, secondo le sue passioni, le sue competenze e le esigenze dell’organizzazione. Per aiutare le risorse a sviluppare il loro potenziale ed a trovare il ruolo che meglio risponde alle aspettative di ognuno, abbiamo un career center che ha lo scopo di fornire strumenti, programmi e processi di sviluppo: oltre alla formazione tradizionale, abbiamo percorsi di mentoring, coaching, shadowing, job rotation, etc.

Un altro aspetto fondamentale è rappresentato dall’ambiente di lavoro: la flessibilità, intesa non solo come la possibilità di lavorare da qualunque posto, ma anche la scelta della fascia oraria, l’attenzione al bilanciamento tra vita privata e lavoro, è diventata per tanti professionisti una condizione indispensabile e non negoziabile. Red Hat ha sempre offerto grande flessibilità, già prima della pandemia più del 30% dei Red Hatter lavorava da remoto, ora abbiamo ulteriormente esteso la possibilità di scegliere se lavorare in modalità “office-flex” (scegliendo individualmente se e quando andare in ufficio) alla maggior parte degli associates.

La cultura aziendale è un altro fattore differenziante, più i valori aziendali sono sentiti come vicini ai propri valori, maggiore sarà il senso di appartenenze all’azienda e, di conseguenza, la volontà di restare e non prestare attenzione alle continue telefonate degli Head Hunters. La cultura organizzativa di Red Hat, l’Open Organization, è da sempre il nostro fattore differenziante sul mercato: trasparenza, meritocrazia, collaborazione, adattabilità e valore della community sono le basi su cui si fondano i nostri valori e che permeano tutti i nostri processi.

Infine, soprattutto per le nuove generazioni, un altro aspetto che viene preso in considerazione nella scelta del lavoro è la Responsabilità Sociale d’Impresa o CSR, la sostenibilità ambientale, sociale, economica ed etica è per la Generazione Z un altro aspetto non negoziabile. Red hat incoraggia gli associates a fare la differenza attraverso il give back alle nostre comunità: ogni red hatter ha 2 giorni di assenza retribuita per attività di volontariato; abbiamo un programma interno di matching gift che impegna l’azienda, a fronte di un contributo economico volontario o di un dipendente a fare di un ente benefico, a versare un contributo di pari valore; abbiamo un programma di donazioni sulla base di segnalazione fatta dai red hatters e days of services in cui tutti possono svolgere attività di volontariato (in modalità diffusa worldwide) per associazioni umanitarie.

Queste sono solo alcuni degli elementi della people strategy di Red Hat.

Aurora Simonetti
Aurora Simonetti

HR Business Partner di Red Hat Italia

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