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Quali sono le priorità per i CEO italiani? Quali le sfide per la crescita, nell’attuale contesto globale? Come migliorare agilità strategica ed efficienza operativa dei propri modelli di business? Questi i temi al centro del dibattito organizzato ieri dal Comitato Leonardo, in collaborazione con PwC e Agenzia ICE, presso la Sala Pirelli di Agenzia ICE a Milano. Il dibattito ha preso il via dalle evidenze dello studio di PwC “Annual Global CEO Survey” – presentata in occasione del World Economic Forum di Davos a gennaio – con un focus sulle priorità emerse dal panel di oltre 100 imprese italiane, tra le quali le aziende del Comitato Leonardo.

Dallo studio emerge come nell’agenda dei CEO italiani oggi ricopra un ruolo prioritario il tema delle competenze, con una grande attenzione a formazione e upskilling delle risorse interne oltre che all’attrazione di talenti e professionisti qualificati. Viene inoltre evidenziato un sempre maggior interesse verso la disponibilità di dati per ricevere informazioni complete e affidabili su cui basare le proprie scelte strategiche e verso le possibili applicazioni dell’Intelligenza Artificiale.

All’incontro hanno preso parte rappresentanti del mondo dell’impresa e della finanza, opinion leader, Istituzioni attive nel sostegno all’internazionalizzazione, alla crescita e all’innovazione dell’industria italiana. Hanno aperto i lavori Luisa Todini, Presidente del Comitato Leonardo e Erika Andreetta, Partner PwC Italia. Nicola Anzivino, Partner PwC Italia, ha presentato i risultati del Global CEO Survey con focus sull’Italia. Sono poi intervenuti Pablo Izquierdo del World Economic Forum, Antonino Laspina, Direttore Ufficio Marketing di Agenzia ICE, Vincenzo De Luca, Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese MAECI e Luca Peyrano, AD Programma ELITE – London Stock Exchange Group.

Il punto di vista dell’impresa è stato approfondito durante una tavola rotonda composta da Maurizio Beretta, Head of Group Institutional Affairs & Sustainability di Unicredit, Elena Miroglio, Presidente di Miroglio Fashion, Stefano Scabbio, Presidente Mediterranean, Northen and Eastern Europe di Manpowergroup e Silvano Melegari, Presidente di Arix.

“L’incontro di oggi, che abbiamo voluto a Milano, capitale italiana dell’innovazione, è pensato come bussola di orientamento per condividere il punto di vista di chi si confronta quotidianamente con mercati sempre più globali, tecnologizzati, competitivi” ha dichiarato Luisa Todini, Presidente del Comitato Leonardo“Una riflessione necessaria nell’attuale clima di incertezza caratterizzato da tensioni commerciali e sui mercati, che impatta sulla domanda interna, sul PIL, sull’export e sulla fiducia delle imprese. L’onda del digitale rivoluziona i processi produttivi richiedendo all’impresa un investimento costante in innovazione tecnologica ma anche un deciso cambiamento culturale: agilità strategica, capacità di adattamento ai mutamenti delle tecnologie, ascolto continuo di consumatori sempre più globali, connessi, virtuali. Oltre al necessario upgrade tecnologico è quindi fondamentale investire sulle competenze, il vero nodo della sfida digitale. Puntare su reskilling e continuous learning, creare percorsi formativi, attraverso una sinergia tra impresa e università, che prevedano il consolidamento di abilità digitali applicate al pensiero creativo per affrontare le quotidiane sfide tecnologiche”. 

Nicola Anzivino, Partner di PwC Italia ha aggiunto: “I CEO hanno un nuovo mindset manageriale costruito su un modello di business più agile e orientato all’innovazione. Data analytics, upskilling delle risorse e uso strategico dell’AI saranno fondamentali per costruire un “growth and value plan” strategicamente sostenibile nel medio periodo. In particolare, i CEO italiani stanno valutando con attenzione il tema dell’upskilling del capitale umano spostando sempre più la competizione tra società dai clienti alla retention ed attrazione dei migliori talenti manageriali e digitali. I Millenials hanno valori e criteri di scelta del proprio datore di lavoro diversi dal passato; in tale ambito la funzione Human Capital diventerà la più strategica in azienda, con rilevanti investimenti correlati in termini di sistemi, strutture e procedure.Infine l’Intelligenza Artificiale sarà il più importante game changer a livello mondiale: gli investimenti saranno significativi e l’effetto “the winner takes all” sarà fortissimo. Tutte queste opportunità combinate in modo diverso tra loro renderanno necessario per le aziende aggregazioni competence-driven o alleanze strategiche, dal momento che i confini competenziali aziendali spesso diventano un limite piuttosto che un presidio per i manager e gli azionisti interessati alla crescita di valore nel medio periodo.”

“Per fronteggiare con successo le sfide dell’internazionalizzazione e della digitalizzazione” ha dichiarato Antonino Laspina, Direttore Ufficio Marketing di Agenzia ICE “il Sistema Italia deve approntare strategie e sviluppare azioni tese a mantenere elevato il livello di competitività delle imprese esportatrici facendo leva su molteplici fattori. ICE Agenzia, nel quadro di un’azione più ampia, è oggi fortemente impegnata e sta operando per migliorare il flusso di informazioni dai mercati verso le imprese (sito web, CRM), per facilitare l’accesso delle PMI alle piattaforme digitali dei grandi player mondiali (Alibaba, Amazon), per far crescere, all’interno delle imprese, con una innovativa azione formativa, le nuove competenze e le skills indispensabili per operare nei mercati internazionali sia maturi che emergenti”.

Secondo quanto emerge dalla Survey di PwC, per aumentare la redditività della propria impresa, nei prossimi anni il 70% dei CEO italiani intende puntare sull’efficienza operativa, il 54% sulla crescita organica e il 46% sul lancio di un nuovo prodotto o servizio. Per crescere a livello internazionale, il 35% guarda all’ingresso in un nuovo mercato, il 31% a nuove operazioni di M&A e il 28% ad alleanze strategiche o joint venture.

La preoccupazione principale dei CEO italiani risulta essere la disponibilità di competenze chiave (54% degli intervistati), seguita dai prezzi delle materie prime (52%), dalla prontezza di risposta in caso di crisi (46%), dal cambiamento dei comportamenti d’acquisto dei consumatori (45%), da nuovi concorrenti sul mercato (43%) e da minacce informatiche (43%).

Il tema delle competenze è dunque molto sentito: per il 42% dei CEO la principale causa della difficoltà di reclutare talenti è la carenza di personale qualificato, per il 30% il cambiamento delle competenze richieste nel settore e per l’11% il cambiamento della visione del settore da parte dei candidati. In questo contesto emerge l’importanza di puntare sul miglioramento delle skills interne: le misure considerate prioritarie dai CEO italiani sono l’aumento di fidelizzazione e formazione del personale (58%), l’assunzione di dipendenti dalla concorrenza (16%) e l’assunzione di personale da altri settori (13%).

Un altro elemento che emerge come prioritario per l’agenda dei CEO italiani è poi la possibilità di disporre di dati completi e affidabili per guidare decisioni strategiche: dati relativi a preferenze e esigenze dei clienti (88%), al brand e alla reputazione aziendale (85%), a previsioni e proiezioni finanziarie (82%) o al benchmark sulle performance di aziende simili alla propria (81%). Emerge tuttavia una difficoltà di disporre di dati affidabili e di analizzarli in modo corretto: quelli sulle previsioni finanziarie vengono considerati esaustivi dal 45% del campione e adeguati ma incompleti dal 46%, quelli su vantaggi e svantaggi delle nuove tendenze tecnologiche sono considerati esaustivi solo dal 15% del campione, inadeguati dal 29% e incompleti dal 51%. Il 46% dei CEO italiani considera la capacità della propria azienda di prendere decisioni basate sui dati sostanzialmente uguale alla concorrenza, il 44% in vantaggio e solo il 10% si considera in svantaggio rispetto ai propri competitor.

Infine, l’Intelligenza Artificiale viene considerata dalla maggior parte dei CEO italiani (73%) un fattore che rivoluzionerà la gestione del business, sebbene ad oggi solo il 20% del campione sostenga di aver introdotto iniziative che la implementino, il 33% pensa di iniziare ad introdurne nei prossimi 3 anni e il 44% non prevede per il momento alcuna iniziativa.

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