Dopo 4 anni di attività ed oltre 400 progetti implementati, desideriamo condividere qualche riflessione e considerazione sul credito d’imposta formazione 4.0.

Da un lato non possiamo che constatare il carattere innovativo di questo strumento rispetto ai tradizionali canali della formazione finanziata, che gli ha permesso di cogliere determinate attività aziendali che normalmente rimangono sotto il radar dei finanziamenti. Sono molte le aziende che hanno usufruito del beneficio e continuano ad utilizzarlo con successo per finanziare la crescita delle competenze digitali del proprio personale. È importante dare risalto a questi casi di successo, e in quest’ottica stiamo realizzando delle interviste ad alcuni nostri clienti per raccogliere le loro testimonianze e fornire ad altre realtà dei casi di studio concreti a cui accostarsi.

Dall’altro lato la misura non gode ancora pienamente del favore delle imprese italiane, che in larga misura non la conoscono o decidono di non sfruttarla anche se ne avrebbero la possibilità. Ci siamo dunque interrogati sulle ragioni di questa titubanza da parte delle aziende, che pure sembrano avvezze a cogliere nuove opportunità anche piuttosto innovative; si veda ad esempio il successo del Fondo Nuove Competenze, che in poco tempo ha esaurito le risorse e che infatti nelle prossime settimane verrà rifinanziato con 1 miliardo di Euro.

Perché le aziende non si fidano?

Il primo motivo di diffidenza delle aziende nei confronti del Bonus formazione 4.0 è il fatto che si tratta di una misura fiscale, e dunque soggetta al controllo ed alla verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate, aspetto che immancabilmente provoca nelle imprese un certo grado di apprensione. Il fatto che non sia prevista una approvazione preventiva del progetto da parte dell’autorità non fa che aumentare questa sensazione di incertezza. In realtà, dal punto di vista organizzativo e burocratico, questa assenza di schemi costituisce un vantaggio, in quanto rende estremamente flessibile la calendarizzazione e realizzazione delle attività di formazione. Inoltre, il supporto esterno di consulenti esperti in materia e la certificazione finale delle spese (obbligatoria) permettono già di per sé un discreto livello di garanzia di non incorrere in mancanze gravi.

Un altro aspetto è probabilmente dovuto ai diversi profili di incertezza che rimangono a livello normativo, i quali disincentivano le imprese a cogliere l’opportunità. Ci riferiamo ad esempio alle regole per la rendicontazione della formazione a distanza, che in un anno caratterizzato dal distanziamento forzato e da un utilizzo massivo dello smart working, avrebbero meritato una maggiore precisione e chiarezza da parte del Ministero. Altri aspetti della norma che lasciano ancora margini di interpretazione sono legati alla modalità di calcolo del costo orario ed alla ammissibilità di costi aggiuntivi a partire dal 2021 rispetto al solo costo del personale. Tuttavia, è importante ricordare che questi aspetti sono marginali rispetto all’impianto normativo principale che è ormai consolidato, e che già dalle rendicontazioni 2021 si potrà fare riferimento ad uno storico più consistente e auspicabilmente anche ulteriori chiarimenti su questi aspetti ancora incerti.

Il fattore però forse più rilevante è la scarsa strutturazione delle aziende dal punto di vista dell’organizzazione interna della formazione. Sono moltissime, infatti, le aziende che non hanno al loro interno un processo per la pianificazione e gestione dell’attività formativa e della crescita del personale a livello di competenze. In quest’ottica siamo convinti che sia utile e possibile supportare le imprese nell’applicare modelli di gestione per la raccolta dei fabbisogni formativi, la condivisione delle informazioni ed il monitoraggio delle attività di formazione, e che un tale approccio non potrebbe che giovare alle imprese stesse, non solamente facilitando l’accesso al beneficio fiscale, ma anche migliorando la qualità e l’efficacia dei processi.

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