Nel settembre scorso, con l’avvio del Semestre europeo 2021, la Commissione UE, ha invitato i Paesi membri a proseguire le attività di elaborazione dei Piani per la ripresa e la resilienza, ponendo grande attenzione ai Flagship programs europei fra cui quello del Reskill and Upskill, ovvero l’apprendimento di nuove competenze e il miglioramento di quelle esistenti, fondamentali per sostenere le transizioni verde e digitale, potenziare l’innovazione e il potenziale di crescita dell’economia, promuovere l’inclusione economica e sociale e garantire occupazione di qualità.

Nel suo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’Italia individua 6 Missioni imprescindibili per il raggiungimento degli obiettivi posti dall’UE all’interno delle quali i temi dell’ampliamento delle competenze e della formazione come motore di crescita produttiva e sociale e come strumento di inclusione sono costanti: dal Piano Transizione 4.0 con il ben noto Bonus Formazione 4.0 e l’upskilling digitale della Missione 1, all’obiettivo di superare lo Skills mismatch fra istruzione e domanda di lavoro della Missione 4 Istruzione e Ricerca, fino alla Missione 5, Inclusione e coesione, il PNRR afferma con decisione che, per porre rimedio agli scarsi investimenti nelle competenze, e al conseguente rallentamento della transizione verso un’economia basata sulla conoscenza, è necessario investire in attività di upskilling, reskilling e life-long learning, che mirano a far ripartire la crescita della produttività o migliorare la competitività delle PMI e delle microimprese italiane.

In particolare, la Missione 5, con le Politiche attive che ne conseguono, e che in queste ultime settimane stanno prendendo forma, ne sono la dimostrazione:

  • l’istituzione di un programma nazionale («Garanzia di occupabilità dei lavoratori» – GOL), che prevede un sistema di presa in carico unico dei disoccupati e delle persone in transizione occupazionale per dar loro l’opportunità acquisire competenze maggiormente spendibili sul mercato del lavoro;
  • l’adozione del “Piano Nazionale Nuove Competenze”, mediante la fissazione di standard di formazione per i disoccupati censiti dai centri per l’impiego e al rafforzamento del sistema della formazione professionale;
  • il rifinanziamento del Fondo Nuove Competenze, che permette alle aziende di rimodulare l’orario di lavoro e di favorire attività di formazione attraverso un contributo a Fondo perduto gestito da ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro)

La direzione fissata è chiara: per far ripartire l’economia, i protagonisti, istituzioni ed imprese, dovranno investire sul potenziamento e la riconversione delle competenze esistenti, soprattutto sviluppando capacità di progettare percorsi di crescita negli ambiti della digitalizzazione e della sostenibilità. Ognuno, nel proprio ambito di competenza, dovrà individuare le risorse e gli strumenti più idonei fra quelli che il PNRR, quale strumento attuatore di un percorso europeo ben più ampio verso l’uscita dalla crisi, ha messo a disposizione, attraverso una dotazione finanziaria strutturale importante, capace di fare la differenza e di offrire al tessuto produttivo italiano la possibilità di programmare e progettare investimenti anche a lungo termine.

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