Resilienza è oggi una parola molto in voga.

Alla ripresa e alla resilienza è intitolato il Piano europeo (normalmente conosciuto come Recovery Fund) che dovrebbe portare il Vecchio Continente fuori dalla crisi economica causata dal Covid-19.

Alla resilienza, cioè alla capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà, ci affidiamo per superare i problemi che incontriamo quotidianamente nel mondo dominato dalla pandemia.

Resiliente è stato senz’altro Andrea Devicenzi, atleta paralimpico che, dopo il grave incidente motociclistico che gli ha causato l’amputazione della gamba sinistra, è ripartito accettando sfide sportive sempre più impegnative, fino all’ultima impresa: i 900 km della Via Postumia, dal Mar Adriatico al Mar Ligure (clicca QUI per il racconto delle tappe del suo viaggio che noi di W.Training stiamo seguendo fin dall’inizio).

Andrea è stato capace di far fronte in maniera positiva a un evento traumatico che avrebbe potuto segnarlo per sempre, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibile alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Ma essere resilienti vuol dire soltanto essere capaci di assorbire un urto senza rompersi? Consiste nel reagire alle sollecitazioni negative dell’esistenza come una bottiglia di plastica piena d’acqua che, dopo che l’abbiamo lievemente schiacciata, riprende la sua forma iniziale quando allentiamo la pressione?

La resilienza alla quale dovremmo appellarci per superare questo periodo traumatico dovrebbe essere “trasformativa”.

Come ci spiegherà Enrico Giovannini (già presidente dell’Istat e ministro del Lavoro e oggi portavoce dell’Asvis-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), in un articolo di prossima pubblicazione su questo Blog, infatti, quella del Covid-19 è una crisi gravissima, ma anche una straordinaria occasione di cambiamento da cogliere per lanciare uno sviluppo realmente sostenibile.

Come Andrea, dopo il suo grave incidente, non si è limitato a “tornare al punto di partenza”, ma – con rinnovati stimoli e una nuova forza interiore – ha ripreso in mano la sua esistenza per farne qualcosa di diverso, così noi tutti, le società, le istituzioni, non dovremo sforzarci di tornare al punto pre-crisi, ma tentare un più coraggioso rimbalzo in avanti.

Solo così il nostro mondo sarà più preparato a shock futuri.

Come si fa?

Certamente ci vuole coraggio, come quello che dimostra Andrea camminando per 900 chilometri su una gamba sola.

Ci vogliono amore e rispetto nei confronti del mondo che ci circonda, quello che scopre Andrea durante le tappe del suo viaggio lungo la Via Postumia. Non a caso Papa Francesco ci ha ricordato che non possiamo essere sani in un pianeta malato.

Soprattutto, forse, dobbiamo riscoprire che in questo nostro mondo piagato dalla pandemia, per citare ancora il Papa e il titolo della sua ultima enciclica, siamo “fratelli tutti”.

Andrea Devicenzi, infatti, dove trova la forza per andare avanti nel suo viaggio se non nelle persone che incontra durante il cammino, nelle storie che gli raccontano?

Da questo lungo viaggio attraverso il buio della pandemia, così come abbiamo fatto durante le peggiori crisi che abbiamo superato, ne usciremo migliori se sapremo superare il nostro egoismo, aiutandoci gli uni con gli altri, capaci di “riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita” (cit. Lettera Enciclica “Fratelli tutti” del Santo Padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale).

ALCUNE IMMAGINI DEL VIAGGIO DI ANDREA DEVICENZI LUNGO LA VIA POSTUMIA

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