Reduce dal successo delle prime due edizioni del corso Product Lifecycle Management (organizzato da W.Training all’interno del percorso Traiettorie di formazione verso l’Industria 4.0) che ha permesso a tante aziende dell’Emilia-Romagna di scoprire un nuovo modello ed una strategia di business, in questa intervista il docente Cesare Tarricone, Service Line Manager Italia at Sinfo One & Redfaire International, ci spiega perché il PLM consente all’impresa di apportare innovazione di prodotto o servizio durante tutto il ciclo di vita, dalla fase di concezione all’obsolescenza.

Cesare Tarricone, Service Line Manager Italia at Sinfo One & Redfaire International

Cosa si intende per ciclo di vita del prodotto?

Il ciclo di vita del prodotto è l’insieme delle fasi che ne caratterizzano l’esistenza. Dalla prima concezione di un’idea, attraverso lo sviluppo del prodotto (design, feasibility, concept), passando alla sua vita “attiva” (lancio sul mercato, utilizzo, manutenzione e service) fino alle fasi più mature di ritiro dal mercato e dismissione (disposal, recycle).

In cosa consiste il PLM e cosa vuol dire – come ho letto – che ci aiuta a “ripensare il concetto stesso di ciclo di vita del prodotto in un’ottica di piattaforma”?

La gestione del ciclo di vita del prodotto è un approccio strategico alla gestione delle informazioni, dei processi e delle risorse a supporto del ciclo di vita di prodotti e servizi. Si tratta di metodologie e strumenti per gestire l’evoluzione di un prodotto durante il suo ciclo di vita, ma può anche essere descritto come una strategia organizzativa con lo scopo di favorire l’integrazione e la collaborazione tra funzioni e la condivisione delle informazioni durante il ciclo di vita del prodotto. In altre parole, è l’insieme di processi e strumenti che permettono alle organizzazioni di avere sotto controllo le informazioni di prodotto e monitorare il portafoglio progetti di sviluppo prodotto, sfruttando le informazioni a supporto delle decisioni strategiche.

Quali sono i vantaggi apportati dalle soluzioni PLM?

Controllando e centralizzando le informazioni di prodotto e i processi di sviluppo si possono avere molteplici vantaggi:

  • scelte più consapevoli in fase di sviluppo prodotto (su quali progetti puntare e su quali no, come allocare le proprie risorse, come evitare errori del passato);
  • progettare prodotti utilizzando tutti i dati di utilizzo, manutenzione, impatto sui consumatori dei prodotti già lanciati;
  • sfruttare le informazioni di prodotto come differenziante rispetto alla concorrenza. Il mercato di oggi richiede di avere fruibili le informazioni di prodotto in ogni momento, tramite ogni canale, ad un livello di comprensione adatto al richiedente. Se un prodotto non è presente dove il consumatore lo cerca, o è mal descritto, non verrà acquistato.

Anche le soluzioni PLM, dunque, contribuiranno a superare il tradizionale modello a “compartimenti stagni”, dove R&D, disegno, ingegneria, produzione, marketing, vendite e assistenza operano in modo disgiunto e con obiettivi spesso contrastanti?

Assolutamente sì. Il PLM per sua natura è un progetto interfunzionale, che ha proprio l’obiettivo di costruire una piattaforma comune di scambio di informazioni tra tutte le funzioni aziendali, estesa anche agli shakeholders al di fuori delle organizzazioni (fornitori, terzisti, progettisti esterni, distributori, clienti, consumatori).

In quali settori produttivi possono essere proficuamente utilizzate le soluzioni PLM?

Nessun settore può pensare di non avere sotto controllo il ciclo di vita dei propri prodotti. Storicamente il PLM è nato laddove la progettazione CAD era una funzione preponderante (manufacturing, industrial, automotive), ma ora è uno strumento essenziale anche in ambiti come Food&Beverage, Consumer Goods, Pharmaceutical, Medical device, High Tech, Fashon e Retail.

Anche le PMI possono dotarsi di un sistema di PLM di ultima generazione?

Gli investimenti in questo ambito possono essere in effetti importanti. Ciò nonostante il ritorno sull’investimento di un progetto PLM ormai è chiaro a qualsiasi imprenditore che si sia scontrato col non avere le informazioni giuste al momento giusto. Vorrei comunque precisare che i progetti in ambito PLM possono (e devono) essere mirati e focalizzarsi sui nodi focali delle singole organizzazioni. Si possono affrontare piccoli progetti in termini di costi, sfruttando meglio gli strumenti software già presenti in azienda, interconnettendoli, per colmare gap di processo importanti. Inoltre l’ampia disponibilità sul mercato di software PLM anche a basso impatto economico (tra cui non trascurabili sono i software cloud) permette di ottenere buoni risultati con costi contenuti. Obbligatorio il consiglio, soprattutto per le PMI, di farsi guidare da un esperto, che non voglia solo vendere un software, ma che possa aiutare a identificare i “pain point” e costruire insieme un percorso, commisurato alla capacità di investimento, per aiutare la PMI a superare i problemi contingenti o a cogliere nuove opportunità.

In che senso il PLM fa parte della rivoluzione dell’Industria 4.0 e come si lega agli altri “acceleratori d’innovazione” (Innovation Accelerator), quali Intelligenza artificiale, IoT e stampa 3D che avranno un impatto enorme sui processi di innovazione, produzione e servizi?

Il PLM è il cuore della rivoluzione dell’Industria 4.0. Le tecnologie che mi citi sono ottimi strumenti, abilitatori al cambiamento, ma devono essere inseriti in un processo controllato. L’errore che vedo commettere da molte aziende è quello di innamorarsi delle novità tecnologiche e cercare di capire come poterle sfruttare nella propria organizzazione. Il percorso da fare è l’esatto contrario: le aziende devono identificare gli obiettivi da raggiungere, e che limiti superare, e solo dopo scegliere quale tecnologia abilitante implementare e come per raggiungere questi obiettivi. Utilizzare ad esempio una stampante 3D per poter toccare con mano il proprio prodotto soltanto dopo averlo disegnato, saltando le fasi di costruzione di uno stampo e lancio di una preserie, è sicuramente una possibilità che ingolosisce tanti imprenditori. Ma se non si organizza il processo di sviluppo prodotto, questi strumenti utilizzati come “giocattoli” possono addirittura diventare controproducenti, creando invece che risolvendo inefficienze e contrasti tra le funzioni aziendali.

Il Piano Nazionale Industria 4.0 ha dato un impulso alla diffusione del PLM nel nostro Paese e l’Italia come si pone, rispetto ai propri competitor mondiali, per quanto riguarda l’utilizzo di tale tecnologia?

Nelle aziende italiane il PLM è ancora un ambito in esplorazione, mentre nel resto di Europa le organizzazioni stanno già affrontando il cambio dalle prime alle seconde generazioni di PLM. Il Piano Nazionale Industria 4.0 è un’iniziativa che non si vedeva da anni. Tante risorse, ben strutturate, ben illustrate e comprese dalle aziende. Finalmente un piano con un orizzonte temporale importante, e non un’iniziativa “una tantum”. Il fatto che lo Stato partecipi al rinnovamento tecnologico delle nostre aziende è senz’altro un volano per l’apertura verso l’innovazione. Il PLM è un investimento esplicitamente nominato nell’allegato B della norma (n.d.r. Allegato B – Beni immateriali – software e sviluppo/system integration – connessi a investimenti in beni materiali Industria 4.0). Questo ha dato un grande impulso alla propensione all’investimento delle aziende in questo ambito. Il nostro competitor più temibile, infatti, è sempre la scelta delle aziende di non fare nessun progetto nonostante siano chiari i punti di miglioramento, e il Piano Nazionale Industria 4.0 ha notevolmente indebolito questo nostro competitor.

Quali sono le prospettive per il futuro?

Il futuro nell’ambito dell’Industria 4.0 è quello di prodotti che generano e scambiano informazioni e che sfruttano queste informazioni per prendere decisioni. Negli anni 60 si è pensato a come produrre tanto (mass production e metodo Ford). Negli anni 80 si è cominciato a parlare anche a come produrre bene (qualità di prodotto e metodo Toyota). Dal 2000 si parla di “prodotto/servizio” (dare al cliente qualcosa in più di un oggetto fisico). Il futuro è l’informazione. Chi riuscirà a generare, controllare e sfruttare le informazioni sarà il leader nella sfida con i propri competitor. Il PLM è proprio quel mezzo che permetterà alle aziende di controllare e generare valore dalle proprie informazioni. In futuro il PLM potrà rimanere un optional solo per le aziende che si accontentano di essere follower, ma sarà una risorsa chiave e differenziante per chi punta alla leadership.

Sinfo One opera nell’information technology costruendo soluzioni personalizzate per le esigenze di ogni singolo cliente, contribuendo al loro successo con una vasta gamma di servizi integrati: consulenza strategica, organizzativa, tecnologica e di processo; system integration; applicazioni mobile; outsourcing. I suoi servizi si muovono trasversalmente negli ambiti di: Enterprise Resource Planning (ERP), Business Intelligence (BI), Enterprise Performance Management (EPM) e Product Lifecycle Management (PLM). L’Headquarter Sinfo One è a Parma, ma esporta le proprie competenze in tutto il mondo. Attualmente l’estero rappresenta il 25% del suo fatturato e ha realizzato importanti progetti per multinazionali nei principali paesi europei (Germania, UK, Francia, Spagna, ecc.) ed extraeuropei (USA, Canada, ecc.).
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