Il credito d’imposta formazione 4.0 varato con l’ultima legge di Bilancio ha superato l’esame della Ragioneria dello Stato.

Dopo la firma, da parte del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, del decreto che aveva ricevuto dal titolare dello Sviluppo economico Carlo Calenda, è arrivata anche la firma del ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Può scattare a questo punto il vaglio della Corte dei conti, ultimo passaggio prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Il traguardo, prevedono i tecnici dell’esecutivo, potrebbe essere il mese di giugno.

Il bonus formazione 4.0 è riconosciuto a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato, che effettuano spese in attività di formazione nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017.

La manovra ha stanziato per la misura complessivamente 250 milioni in via sperimentale per il 2018.

Il credito d’imposta è ammesso fino ad un importo massimo annuo pari a 300.000 euro per ciascun beneficiario.

Potranno usufruire del credito d’imposta solo le attività di formazione svolte per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale Industria 4.0.

Le tecnologie previste dal Piano nazionale Industria 4.0 sono:

  • big data e analisi dei dati;
  • cloud e fog computing;
  • cyber security;
  • sistemi cyber-fisici;
  • prototipazione rapida;
  • sistemi di visualizzazione e realtà aumentata;
  • robotica avanzata e collaborativa;
  • interfaccia uomo macchina;
  • manifattura additiva;
  • internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali, applicate negli ambiti elencati nell’allegato A.

Per usufruire del nuovo credito d’imposta le imprese dovranno certificare i costi delle spese di formazione. La certificazione dovrà poi essere allegata al bilancio.

Il credito d’imposta scatta limitatamente al costo aziendale riferito alle ore o alle giornate di formazione del personale dipendente. Il beneficio si applica anche alle ore di formazione svolte da un dipendente interno “esperto” in qualità di tutor, ma in questo caso con un tetto: fino al 30% della retribuzione complessiva annua. Tra gli obblighi, c’è quello che l’impegno ad effettuare investimenti in attività formative ammissibili al credito d’imposta sia formalmente previsto nel contratto collettivo o territoriale (anche attraverso opportune integrazioni) depositato presso l’Ispettorato territoriale del lavoro competente.

La nuova relazione illustrativa che accompagna il decreto conferma anche un elemento cruciale. Al credito d’imposta, applicabile nella misura del 40% ed entro un massimo di 300mila euro per beneficiario, possono accedere anche le imprese che non abbiano effettuato investimenti in beni materiali su cui si applicano l’iperammortamento o il superammortamento. I due incentivi sono dunque slegati tra loro.

Se vuoi scoprire come usufruire del bonus formazione 4.0, contattaci

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